mercoledì 27 aprile 2011

Madro (incipit)







La vigilia di Natale del 1976, in un piccolo paese della provincia napoletana, una donna era in procinto di partorire. Strano a vedersi, ma quella sera, anche alle falde del Vesuvio, nevicava, nevicava tanto.

Cadevano fiocchi a forme di crome e semibiscrome; ne cadevano tanti da poter comporre la più bella melodia per le orecchie di mia madre, la nascita del suo primo ed unico figlio.

Ma i fiocchi di neve appena toccavano terra si scioglievano all’istante, presagio che non avrei mai imparato a leggere la musica.

Nella sala d’aspetto un giovane, bello e intimorito, attendeva il momento esatto in cui un maschio termina di essere un ragazzo ed inizia a diventare uomo.

Una figura smilza con una maglietta rossa ed un cappello a forma di bombetta, si avvicinò a mio padre e con uno strano accento gli chiese: “Sei emozionato?” e mio padre gli sorrise dicendo: “Sta per nascere il mio primo figlio…lo chiameremo Marco.”

L’uomo sorrise sospirando e con tono saggio ed autorevole iniziò: “In un luogo lontano, chiamato Pomigliaska, una donna sta per dare alla luce un bambino, Madro sarà il suo nome. Poco dopo maggiorenne questo ragazzo, a bordo di un grande gommone bianco solcherà il mare nostrum e verrà in Italia. Tuo figlio e Madro si conosceranno, diverranno amici, uniti come due fratelli, saranno… saranno due miserie in un corpo solo..”

(..)











1 commenti:

Marco Smorra's Fan Box