Ho letto la posta, aggiornato lo space, invitando qualche foto seducente come amica.
Ho cercato qualche cadavere su facebook, ma oltre a pochi amici di scuola l’unica persona che cerco sembra non aver mai avuto un contatto con la rete. Almeno una volta a settimana ci provo, ma niente.
La flautolenza di una scorreggia, che ha dimezzato il volume della mia pancia, mi rammenta che ho un corpo. Spengo il pc, direttamente dalla multipresa, a fanculo l’hard disk. Vado in esplorazione della capitale; per ora ne ho solo una percezione che va dalla stazione a trastevere. Devo impegnarmi.
Mentre cammino gioco con l’aria condensata che sembra eruttare dalla bocca.
Mi perdo in una traversa di via Giolitti. Un corpo, del quale ne percepisco solo l’ombra che mi sovrasta, sembra seguirmi. Non saprei dire quanto è alto, ma mi inquieta. Cambio improvvisamente lato della strada, l’ombra continua a seguirmi. Non ho più dubbi, mi segue. Rallento e lascio che mi raggiunga. Mi fermo e mi giro con calma. Eccolo, mi è davanti.
Non è molto alto e nemmeno mal vestito.
“Muoviti dammi i soldi che tieni addosso ed il telefonino!”
Non oppongo resistenza.
“Mi lasci almeno estrarre la scheda?”
“Si, ma muoviti. I soldi, dammi tutto quello che tieni!”
Estraggo il portafogli dalla tasca posteriore e gli dico:
“Ho solo venti euro, guarda”
“Dentro le tasche! Dammi tutto quello che hai nelle tasche!”
“Ho solo questi!”
Alza di scatto il braccio, come per darmi uno schiaffo. Tentando di riparami mi cade il portafogli. Inizio ad avere paura. Estrae fulmineamente un coltello dalla tasca del giubbino e me lo punta al viso, tremando si abbassa e raccoglie il portafogli. Prende i soldi e si allontana con passo veloce, dimenticandosi del cellulare.
Mentre lo vedo allontanarsi il battito cardiaco riprende la sua normale frequenza, ed il calore del viso diminuisce gradatamente.
Ritorno verso casa. Tutto sommato sono contento. Il tizio ora sicuramente starà bevendo o mangiando alla mia salute. Poteva almeno invitarmi! E’ questo che mi disturba.
Salgo le scale, avverto il peso del mio corpo e per la prima volta mi accorgo del disservizio preannunciatomi dall’agenzia immobiliare “AFFITTASI APPARTAMENTO - ZONA TERMINI - NO ASCENSORE” .
Mentre salgo le scale mi chiedo perché non ho reagito, perché sono rimasto inerme “Mica ho i soldi che mi escono dalle tasche!?”. Ma lo so perché non ho reagito, perché sono semplicemente un codardo ed ho una paura fottuta di morire, o forse di uccidere per difendermi.
Spesso giro nei dintorni della stazione.
La stazione è lo specchio della frantumazione sociale.
“I meno fortunati” li chiamano!! ma come si fa a chiamare meno fortunato chi vive senza tetto, una casa di cartone, un randagio per termosifone. Di notte riesco a sentire il dolore di quest'umanità disperata, ma di giorno anch'io sono vittima del mio atteggiamento mediocremente distratto.
mercoledì 22 luglio 2009
Pseudo rapina (racconto)
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