
Bolle da Fiuggi
Tutto è pronto per lo spettacolo. Immagino l’eccitazione del corpo di ballo selezionato, per l’esibizione in Piazza del Duomo di Milano.
Un cielo grigio cupo minaccia pioggia.
L’ordine delle panche, in fila, è rigoroso, quasi maniacale. Mi distrae l’ironia di un colombo appollaiato su di una sedia, tra quelle nella prima fila. Bisogna impegnare le due ore antecedenti del chi è di scena. Parto alla ricerca di un distributore di alcol, ma nonostante sia a Milano, non credo ce ne siano installati. Adocchio un bar, intravedo il cassiere, è straniero ma veste troppo bene; anche qui mi spenneranno. Sono le sette del pomeriggio ed i supermercati sono aperti. Con passo distinto mi introduco in un discount. Il mio animo ha la predisposizione di chi sta andando all’esibizione di Bolle e m’impongo un’andatura altezzosa ed elegante. Al reparto alcolici non mi risulta difficile scovare il whiskey più economico. Il suo nome emula una marca famosa, che mi suona quasi: ‘Gioacchino Daniele…per chi sa apprezzare l’effetto e non il gusto’ . Alla cassa pago, con il bancomat e ringrazio. All’uscita lo ripongo nello zainomarsupioverdemilitare, che porto a tracolla.
Mi imbrazza dover sorseggiare il mio whiskey tra la gente.
Entro alla Rinascente. Do un’occhiata ai vestiti nel reparto uomo, scelgo una giacca e mi avvio verso le cabine per provarla. La giacca, se non dovessi pagare l’affitto, la comprerei davvero. Poco prima di scomparire un commesso mi chiede se ho bisogno di aiuto ed io: “ Non si preoccupi, voglio solo misurarla, faccio da me!”.
Stappo silenziosamente la bottiglia. Un'umanità fuori è alla ricerca di qualcosa, oggettivamente gradevole, con cui vestire la propria tristezza. Avranno un bel da fare in casa per sfilare in solitudine davanti allo specchio e la loro vita sembrerà meno triste. Usciranno di casa non per vivere ma per indossare il vestito che hanno acquistato.
Anche se non ho possibilità di scelta, getto giù un piccolo sorso per assaporarlo, l’esagerata dolcezza già prelude la fermentazione che avverrà nel sangue. In uno solo sorso ne bevo quasi un quarto; i negozi tra un po’ chiuderanno. Esco dalla cabina che sono ancora sano. Vorrei rubare la giacca, ma non ne sarei capace e potrei morire dalla vergogna. Ripongo il pezzo di stoffa che mi ha corteggiato ed esco. Ora si che Milano è sopportabile!. Mentre mi avvio al Duomo mi passa davanti un gruppo di ragazzi. Dall’accento comprendo che sono calabresi. Appaiono spensierati. Forse loro sono felici di vivere qui, sono di quelli che quando ritornano a casa, al sud, in estate, narrano della l'eroica quotidianità nella grande Milano, della quantità industriale di donne che hanno posseduto, che amano Milano, che non cambierebbero Milano per nulla. E poi li rivedo ai discount a scegliere la peggiore qualità di tonno, per nutrirsi, e non inficiare sul proprio stipendio infimamente dignitoso. Che tristezza!. Ma la civiltà ha un prezzo, anche mangiare tonno e riso per mesi.
Ho bisogno di mandare giù un altro sorso. Dove posso andare?. Ma che stupido che sono!. Ecco, lì a due passi, un vespasiano di vetroresina pronto all’uso; forse sarà più pulito del mio cesso di casa.
Non esito a mettermi in fila. Devo pisciare davvero. Sono tutti emozionati, lo spettacolo sta per iniziare. Nel cesso bevo avidamente, sento gli applausi che incitano gli artisti ad iniziare. Mimo, con le braccia, nell’angustio spazio, un direttore d’orchestra che da l’attacco e, come per magia parte la musica. Esco dal vespasiano. Sono ubriaco. La fila di persone, che è in attesa per pisciare, avverte nel mio sorriso qualcosa di strano e d’istinto si allontana, allargandosi in cerchio, a tempo di musica.
La platea che mi si figura davanti appare come un campionario dell'umanità. Tento di passarla in rassegna, ma c’è un corpo sul palco, che sprigiona un’attrazione magnetica, impressionante. Sono distante, ma la definizione dei suoi muscoli avrebbe fatto arrapare anche Michelangelo, tanto da sacrificare l’inevitabilità di David con Roberto. Sorrido al suono della mia idea: ‘Il Roberto di Michelangelo’. Non danza, accarezza l’aria, vola, suadente come una donna, forte come Ercole. I suoi muscoli si solidificano e si liquefanno con frequenza allucinante; è bellezza. Le note di Čajkovskij addomesticano il mio liquido interstiziale, il mio barcolio è impercettibile ed a tempo di musica. Sono estasiato. Un applauso roboante inarca le labbra di Roberto, imponendogli un sorriso impietrito. Lo spettacolo continua.
Alla mia sinistra, una famigliola al completo. Padre annoiato, che immagina le possibilità di penetrazione apprezzando le contorsioni di una delle ballerine. La bambina, che avrà massimo sette anni: “Quel arabesque non è perfetto, io lo faccio meglio!. Vero mamma?”. “Si piccola, è vero”. Intanto un ragazzo abbraccia il compagno come a dirgli: “So che mi capisci, con Roberto ti tradirei senza averne pentimento!”. E l’atro : “Si, anche io! Ma abbracciami più forte”.
Una tardona con pelliccia, baluardo di qualcosa che non si può descrivere, sorride intorno, facendo pubblicità all’alchimista artefice del miracolo, darle la possibilità di andare in giro senza che la faccia se ne cada a pezzi o si aggrovigli al foulard di seta che ha profumato con un profumo di almeno 15 euro a spruzzo.
Intanto la bellezza continua ad imperare sul palco.
Immagino la tristezza di quei corpi, in futuro, devastati dalla vecchiaia. Spero che curino, con l’accanimento con il quale esercitano la plasticità del corpo, nelle le estenuanti ore di esercizio, anche lo spirito, perché la bellezza è del corpo ed è mortale, ma l’eleganza è dell’anima e supera il decadimento del tempo.
A fine esibizione, l’applauso è sincero e fragoroso. Sono ubriaco, ma felice. Inizia a piovere. La gente, come una mandria, si muove sincrona in direzione della metropolitana. Mi siedo su di marciapiede ed osservo la piazza che prende forma come l’aveva immaginata Mengoni.
Mi fanno compagnia pochi stranieri, ma entro mezz’ora vanno via anche loro. La pioggia incalza.
Ora a farmi compagnia resta l’immagine enorme che raffigura Roberto Bolle che pubblicizza una bottiglia di acqua Fiuggi.
Lentamente si ritorna al mecenatismo.